Scommesse, Cge: Legittimo il Bando Monti

Giovedì, 12 Marzo 2015 08:47

“La revoca e la redistribuzione delle precedenti concessioni, quanto la messa a concorso di un numero adeguato di nuove concessioni potrebbero essere soluzioni appropriate per rimediare all’esclusione illegittima di alcuni operatori”. Ha statuito così la Corte di Giustizia europea questa mattina chiamata a stabilire, dal Consiglio di Stato, la legittimità del Bando Monti che aveva messo in gara 2000 concessioni che sarebbero scadute dopo soli 40 mesi per consentire l’allineamento temporale del segmento del betting, come spiegato ieri dal Velino. La Corte si è espressa quindi anche sul tema della durata argomentando che "il diritto dell’Unione non osta a che l’Italia indica, ai fini di un allineamento temporale delle scadenze delle varie concessioni, una nuova gara volta all’attribuzione di concessioni aventi durata inferiore rispetto a quelle rilasciate in passato”.

IL SISTEMA ITALIANO - La Corte ha ripercorso come l’Italia abbia scelto il modello concessorio, che nel dettaglio per il comparto betting si articola in una concessione amministrativa e in un’autorizzazione di polizia. Come la Cge in passato abbia dichiarato l’esclusione di società di capitali quotate in borsa (avvenuta nel 1999) dalle concessioni "incompatibile con il diritto dell’Unione”. Proprio per “garantirne la conformità al diritto dell’Unione – prosegue la sentenza - l’Italia ha proceduto alla riforma del settore del gioco nel 2006 e, successivamente, nel 2012 in seguito a una nuova sentenza della Corte”. In conclusione la Cge sentenzia che “la normativa italiana rispetta i principi di parità di trattamento e di effettività”. Nella sentenza della causa C-463/13 si ricorda come “le restrizioni alle attività dei giochi d’azzardo possono essere giustificate da motivi imperativi di interesse generale..nonché dall’obiettivo della lotta contro la criminalità”; e come “in assenza di un’armonizzazione a livello dell’Unione, il singolo Stato membro può, alla luce della propria scala di valori, identificare gli obiettivi perseguiti”. La Corte ha ribadito poi che "i concessionari esistenti godono di un indebito vantaggio concorrenziale in quanto hanno potuto iniziare la propria attività alcuni anni prima degli operatori illegittimamente esclusi; tuttavia, i concessionari esistenti non ricevono vantaggi concorrenziali "ulteriori", in quanto le disposizioni controverse si applicano anche nei loro confronti".

IL RICORSO – “La società britannica Stanley international betting e la sua controllata maltese Stanleybet Malta operano in Italia da circa quindici anni mediante “Centri di trasmissione di dati” (“Ctd”) ubicati presso locali aperti al pubblico. I Ctd mettono a disposizione dei giocatori il collegamento telematico e trasmettono le singole giocate alle società Stanley. Detti centri non dispongono né di titoli concessori né di autorizzazioni di polizia. Tale sistema è stato oggetto di diverse decisioni della Corte di giustizia” che hanno stabilito che essendo “state escluse dalle precedenti gare del 1999 e del 2006”. Quindi hanno chiesto l’annullamento della gara del 2012 e l’organizzazione di una nuova. Non solo al durata tra le criticità : 40 mesi, come detto sensibilmente inferiore a quella delle precedenti (fra nove e dodici anni), ma anche “il carattere esclusivo dell’attività di commercializzazione dei prodotti di gioco e il divieto di cessione delle concessioni”. Secondo i ricorrenti “tali condizioni restrittive metterebbero in dubbio l’utilità della loro partecipazione alla gara, tenuto conto delle penalità legate alle cause di revoca, di sospensione e di decadenza della concessione”. La Corte, infine, sul ricorrente Stanley sottolinea poi come non possa “essere propriamente qualificato come “nuovi entrante sul mercato”, in quanto, pur senza possedere titoli concessori e autorizzazioni di polizia, opera in Italia da circa quindici anni”.

NUOVA GARA – La sentenza si conclude con il richiamo al prossimo bando del segmento, atteso per il 2016: “il diritto dell’Unione non osta a che l’Italia indica, ai fini di un allineamento temporale delle scadenze delle varie concessioni, una nuova gara volta all’attribuzione di concessioni aventi durata inferiore rispetto a quelle rilasciate in passato”.

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