Cnr: ricerca su stima rischio e i suoi effetti nei primati

Mercoledì, 25 Febbraio 2015 09:19

Sottostimare o ignorare il rischio può essere molto dannoso. Lo fanno i giocatori d’azzardo patologici continuando a giocare anche quando ciò potrebbe comportare problemi familiari, finanziari, di lavoro e di sicurezza molto gravi. Lo evidenziano i ricercatori dell’Unità di primatologia cognitiva dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr) di Roma che hanno preso in esame il comportamento del cebo dai cornetti, una scimmia sudamericana per analizzare i comportamenti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Animal Cognition. Lo studio parte dalla “propensione al rischio in primati non umani” per “capire quanto incidano le radici biologiche e i condizionamenti culturali in questo comportamento” ha spiegato la ricercatrice Elsa Addessi dell’Istc-Cnr.

I cebi hanno svolto prima una fase di familiarizzazione durata tre giorni con complessive 48 prove per ciascuna delle tre differenti condizioni, definite neutra, vantaggiosa e svantaggiosa, rispettivamente pari al 50%, 67% o 33% di probabilità di trovare nella ciotola rischiosa maggiore quantità di cibo rispetto alla sicura. I cebi appaiono in grado di stimare la frequenza come neutra, vantaggiosa o svantaggiosa e di regolarsi di conseguenza e che sono propensi al rischio solo nei primi due casi: “possiamo considerare i cebi dai cornetti una specie propensa al rischio, ma non all’azzardo” concludono i ricercatori, perché “hanno messo a punto un sistema di valutazione che permette loro di massimizzare i guadagni: possiamo dire che l’ambiente li ha aiutati a diventare giocatori responsabili”.

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